Avere Fegato - Una questione di cervello
DIFFUSIONE DELLA CAMPAGNA
IL PROGETTO
  Obiettivo del progetto
Metodologia
  Il tumore del fegato
  Stato attuale
Epidemiologia
Diagnosi
Terapia
Trapianto
  I fattori di rischio
  I fattori di rischio
Cirrosi Epatica
Epatiti Virali
Abuso di alcool
Steroidi Anabolizzanti
  Prevenzione
  10 buone regole
Test: 'Quanto bevo?'
AREA MEDICI
La terapia


Il carcinoma epatocellulare su cirrosi è una neoplasia a prognosi molto severa ed il trattamento cui viene sottoposta è fortemente influenzato dalla varia disponibilità delle risorse, dal grado della malattia epatica associata e dalle dimensioni del tumore. Tra le varie possibilità terapeutiche la chirurgia rappresenta il trattamento più efficace; solo una minoranza dei pazienti è potenzialmente trattabile mediante trapianto ortotopico di fegato, pertanto l'exeresi chirurgica è ancora la terapia di prima scelta. Nei soggetti affetti da cirrosi epatica, che sono la grande maggioranza, la causa maggiore di mortalità post-operatoria è l'insufficienza epatica ed i rischi sono direttamente proporzionali alla quantità di tessuto epatico resecato.
Pertanto, quando viene formulata la diagnosi, la maggior parte dei tumori ha già superato i criteri di operabilità, e questa, anche se precoce, non sembra aumentare di molto la percentuale dei pazienti potenzialmente operabili.
In questi casi, gli unici trattamenti efficaci, nelle neoplasie con diametro inferiore a cm 5, sono l'alcolizzazione percutanea ecoguidata, la termoablazione mediante ipertermia interstiziale a radiofrequenza (entrambi sotto guida ecografica) ed in minor misura la chemio-embolizzazione. Questi hanno dimostrato di essere efficaci e ben tollerati anche se, nella maggior parte dei casi, sembrano in grado di modificare poco l'aspettativa di vita dei soggetti affetti da questa malattia. Per i tumori di grandezza superiore o per quelli multifocali, non esiste attualmente un trattamento che si sia dimostrato realmente efficace.
Le terapie mediche dell'epatocarcinoma, mediante antiestrogeni (Tamoxifene), interferone, octreotide e la stessa chemioterapia tradizionale, qualunque sia la modalità usata, hanno dimostrato tutte una efficacia clinica molto ridotta.

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