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AREA MEDICI
Epidemiologia dell'epatocarcinoma

Dott. Tommaso Stroffolini
Dipartimento di Gastroenterologia, Ospedale San Giacomo, Roma.
e-mail: wenzel@iss.it


L'epatocarcinoma è un problema di crescente importanza in Italia. Negli ultimi 30 anni il tasso standardizzato di mortalità per tale patologia ha evidenziato un progressivo incremento da 4,8 decessi per 100.000 abitanti nel 1969 a 10,9 decessi per 100.000 abitanti nel 1994, seguito da un lineare decremento fino al 1998 con 7 decessi per 100.000 abitanti. Indubbiamente il migliorato trattamento delle complicanze della cirrosi epatica, in particolare la gestione dello scompenso ascitico ed il trattamento endoscopico con sclerosi o legatura delle varici esofagee, incrementando l'attesa di vita dei pazienti cirrotici, ha conseguentemente aumentato la probabilità di sviluppo dell'epatocarcinoma in tali soggetti. In effetti l'epatocarcinoma insorge quasi sempre (93% dei casi in una recente indagine nazionale) su un fegato già cirrotico.
Nei soggetti con cirrosi l'incidenza di epatocarcinoma è mediamente di circa 3% anno, con una frequenza più elevata in soggetti con cirrosi scompensata (Child C) che compensata (Child A). Anche in Italia, come in molte altre aree del mondo, è stata dimostrata una forte associazione tra infezione cronica da virus B o C dell'epatite ed insorgenza di epatocarcinoma; si è inoltre osservato che la contemporanea presenza dei due virus incrementa notevolmente la probabilità di sviluppo dell'epatocarcinoma. (Tabella 1)
E' stato altresì evidenziato che l'infezione cronica da virus B o C dell'epatite rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di epatocarcinoma non solo perché induce cirrosi ma anche perché ne raddoppia la probabilità di sviluppo in soggetti già cirrotici.
Recentemente un'indagine svolta in 14 Ospedali su 1148 soggetti affetti da epatocarcinoma ha evidenziato le principali caratteristiche di tale patologia in Italia. Il 71,1% dei casi risultava positivo per il solo virus C; l'11,5% per il solo virus B; il 5,3% positivo per ambedue i virus ed il 12,1% negativo per virus.
L'età media globale dei soggetti è risultata di 64,5 anni; 59,3 anni in quelli con infezione da virus B e 65,6 anni in quelli con infezione da virus C (P < 0.01). Il rapporto maschio/femmina nei soggetti con virus B è risultato 10,4 mentre era 2,8 in quelli con virus C (P < 0.01). I valori di alfafetoproteina sono risultati alterati (> 20 nanogrammi/ml) nel 57,9 % dei casi; solo il 18% dei casi presentava valori chiaramente diagnostici (> 400 nanogrammi/ml). All'esame ecografico il 44,6% dei casi si presentava come singolo nodulo, il 44,2% come multinodulare, l'8,4% come diffuso ed il 2,8% come invasivo, suggerendo che la maggioranza degli epatocarcinomi non sono diagnosticati in uno stadio potenzialmente trattabile.
L'incremento della mortalità per epatocarcinoma in Italia può riflettere l'ampia coorte di soggetti infettati con il virus C dell'epatite negli anni 50 e 60 in relazione all'uso nella pratica medica di siringhe non adeguatamente sterilizzate.


Probabilità di sviluppo di epatocarcinoma in relazione alla presenza o assenza di anti-HCV ed HBsAg (Referenza n° 3).

Anti-HCV
HbsAg
Probabilità
-
-
1
+
-
21,3
-
+
13,3
+
+
77,0

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

1. Chiaramonte M, Stroffolini T, Vian A et al. Rates of incidence of hepatocellular carcinoma in patients with compensated viral cirrhosis. Cancer 1999; 85: 2132-7.

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3. Stroffolini T, Chiaramonte M, Tiribelli C etal. Hepatitis C virus infection, HBsAg carrier state and hepatocellular carcinoma: relative risk and population attributable risk from a case-control study in Italy. J. Hepatol 1992; 16: 360-3.

4. Stroffolini T, Andreone P, Andriulli A et al. Characteristics of hepatocellular carcinoma in Italy. J. Hepatol 1998; 29: 944-52.

5. Stroffolini T, Andreone P, Andriulli A et al. Gross pathologic types of hepatocellular carcinoma in Italy. Oncology 1999; 56: 189-92.


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